Alla Festa dei Frutti Dimenticati

16/10/2007 - - di: turista

A Casola Valsenio, che si fregia del titolo di "Paese delle Erbe e dei Frutti Dimenticati", le antiche tradizioni contadine locali di coltivazione delle piante si esprimono anche nella salvaguardia di alberi da frutto di varieta' ormai abbandonate o uscite di produzione, vive solo nei ricordi degli anziani. A questi frutti dimenticati la citta' dedica un originale appuntamento autunnale: la Festa dei Frutti Dimenticati, giunta alla 16esima edizione, prevista per il 20 e 21 ottobre 2007.

Frutti dimenticati

Piante spontanee o coltivate negli orti e nei frutteti di casa per il consumo domestico fin dal tardo Medioevo, i frutti dimenticati sono perlopiu' caratteristici della stagione autunnale e rappresentavano una preziosa scorta di cibo da conservare con cura per l'inverno. Salvati dall'estinzione e recuperati per la gioia di chi li ha conosciuti nel passato e di chi li vede per la prima volta, sono frutti profumati, dai colori caldi e dai nomi spesso originali: giuggiole, pere spadone, corniole, nespole, mele cotogne, corbezzoli, azzeruole, sorbe, pere volpine, uva spina, senza dimenticare noci, nocciole, melagrane e i marroni.

La ripresa d'interesse verso i frutti di un tempo e' rivolta anche al recupero di antichi metodi di conservazione, lavorazione e consumo alimentare. Per questo nel corso della Festa dei frutti dimenticati si svolge un concorso di marmellate e uno di liquori mentre i ristoranti della zona propongono per tutto l'autunno la "Cucina ai frutti dimenticati". Si tratta di piatti che utilizzano i prodotti tradizionali del territorio sia secondo la consuetudine sia in modo moderno, proponendo una cucina gradevole, naturale e dal forte potere evocativo.

Fra le ricette a base di questi frutti ricordiamo: la salsa di rovo e di gelso, le composte di corniole e di cotogne, la torta di mele selvatiche e i dessert con pere volpine, castagne, l'alkermes, il vino e il formaggio. Un gruppo di frutti dimenticati serve per preparare un antico piatto tipico, il "migliaccio", che richiede mele cotogne, pere volpine, mele gialle, cioccolato, pane, raffermo grattugiato, canditi, riso e sangue di maiale in aggiunta.

A Casola Valsenio, infine, i frutti dimenticati trovano un grande aiuto gastronomico nel locale Giardino Officinale, e danno vita a piatti straordinari come le insalate di sedano, ribes bianco e rosso in agrodolce, o di finocchio selvatico con tarassaco, cerfoglio e salsa di melograno, completate dall'olio extravergine Brisighello. Nei menu' compaiono i risotti di pere volpine, l'arrosto di arista con castagne e lamponi o il rotolo di vitello al melograno, la crostata di marmellata di sorbe, le prugnole ripiene di noci e zabaione, il sorbetto alle corniole.

Insieme al recupero culturale e alimentare, la festa casolana incentiva anche il recupero materiale di queste piante con esposizione e vendita di piccole piante da frutto per favorire la ripresa di quelle coltivazioni a scopi commerciali o per abbellire giardini e parchi. Finalita' perseguita anche dal Comune di Casola Valsenio con la realizzazione della "Strada dei frutti dimenticati" che si snoda lungo il crinale tra i fiumi Senio e Santerno, dal Passo del Corso alla rocca di Monte Battaglia (m. 715 s.l.m.). e' un percorso panoramico di alcuni chilometri fiancheggiato da otto oasi che ospitano in totale circa 50 di quelle piante da frutto che in passato crescevano spontaneamente nei boschi o venivano coltivate nelle aie delle case coloniche.

Qui il programma completo

Nella foto: alcuni frutti dimenticati presenti nelle bancarelle degli agricoltori casolani


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